Paul Auster

«Invisibile»


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«Appena finito di leggere Invisibile, lo si vorrebbe leggere di nuovo perché il romanzo si muove velocemente, con disinvoltura, quasi sinuosamente, e finisci per preoccuparti di avere letto alcuni buoni passi troppo in fretta.
La prosa è un esempio della scrittura americana contemporanea al suo meglio: fresca, elegante, vivace. Dà quella illusione di facilità che viene solo da una ferrea disciplina.
E come accade spesso quando si è nelle mani dei maestri, si legge la frase successiva quasi senza avere finito quella precedente.
Se, come nel mio caso, una delle ragioni per cui leggete è il grande piacere di innamorarvi di una storia, allora leggete Invisibile. È il romanzo più bello scritto da Auster».

Clancy Martin, The New York Times

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Pubblicato negli Stati Uniti a fine ottobre, il nuovo romanzo di Paul Auster, Invisibile, è stato accolto da critici e lettori come uno dei suoi capolavori. E nella prima recensione italiana, uscita sul Corriere della Sera del 24 novembre, così Livia Manera ha presentato il libro: «Un esempio di prosa perfetta: coraggiosa nel contenuto, brillante nello stile e autenticamente empatica. In Invisibile Auster mette insieme le sue due anime di narratore: quella psicologica di Leviatano e quella affascinata dalle possibilità della metafiction che ha conquistato i lettori della Trilogia di New York. Ne risulta un leggibilissimo, perfino appassionante romanzo di formazione, bizzarramente smontato in quattro parti e raccontato da tre voci diverse, in prima, seconda e terza persona».

Protagonista del romanzo Adam Walker, ingenuo studente della Columbia University e aspirante poeta. Sullo sfondo di un anno - il 1967 - in cui i timori per la guerra nel Vietnam si intrecciano ai primi segnali della rivolta giovanile, Adam viene coinvolto in un perverso triangolo con l'ambiguo professore Rudolf Born e la sua fidanzata Margot. Un'esperienza che non riuscirà a lasciarsi alle spalle neppure quando abbandonerà New York per trasferirsi a Parigi. E a Parigi non dimenticherà neppure la fortissima attrazione per la sorella Gwyn, un incesto a cui Auster dedica alcune delle pagine più intense del romanzo: «Gwyn ti prende la mano, intrecciando le dita nelle tue. Hai paura? ti chiede. Ti rendi conto che tutto deve procedere piano, si deve costruire per incrementi minimi, che a lungo sarà solo una danza titubante, incerta di sì e di no. Quindi saggiate le acque con cautela, un passettino dopo l'altro, sfiorandovi le labbra, e anche se vi siete avvinti in un abbraccio stretto, le mani non si muovono. Passa più di mezz'ora, e nessuno dei due mostra la minima intenzione di smettere. È qui che tua sorella apre la bocca. È qui che apri la tua, e insieme cadete a capofitto nella notte».

«Volevo esplorare di nuovo la giovinezza dopo tre libri che parlavano di persone anziane.» - ha dichiarato Auster - «Il fulcro del romanzo è il rapporto tra Born e Walker e il modo in cui i giovani, anche se molto brillanti come Walker, siano ingenui e inesperti. A trent'anni certi errori non li fai più, senti il pericolo. Ma a vent'anni tutto è un'avventura, non vuoi precluderti nessuna esperienza». E sul titolo del romanzo: «Penso di avere usato la parola "invisibile" più volte nel libro, sempre molto coscientemente. Nelle ultime pagine del romanzo Cecilia [la ragazza che a Parigi si innamora, non ricambiata, di Adam] sta camminando su una collina, sente qualcosa che però non riesce a vedere e di cui non capisce la natura. Penso che, in un certo senso, questo sia il modo in cui funziona il libro. Sentiamo delle cose, ma non sempre le vediamo, o non siamo sicuri di vederle correttamente. Da qui il titolo: Invisibile».

Paul Auster è stato intervistato da Antonio Monda in copertina di cultura su Repubblica del 2 dicembre. Clicca qui per leggere l'intervista.

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